5 miti da sfatare sulla cyber security

5 miti da sfatare sulla cyber security

5 miti da sfatare sulla cyber security

Mi occupo di sicurezza informatica da più di 15 anni, sembra ieri ma era il 2004 quando nella nostra cittadina organizzammo l’SPD Security and Privacy Day, una giornata dedicata interamente a far conoscere l’importanza di temi quali sicurezza e protezione dei dati e, come allora, l’approccio verso queste tematiche non è poi molto cambiato.

Intendiamoci, non voglio dire che non sia cambiato proprio nulla, anzi! C’è stata sicuramente una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza da parte di tutti riguardo la salvaguardia della privacy ma alcuni aspetti sono rimasti sostanzialmente invariati. Ecco perché in questa mia breve riflessione voglio concentrarmi su alcuni miti da sfatare che riguardano la cybersecurity.

1.Esiste il prodotto che risolverà tutti i problemi!

Quando mi ritrovo a parlare di cyber security tutti, in generale, vorrebbero che bastasse un prodotto che in autonomia riduca i rischi, contrasti le minacce e li faccia sentire sicuri. Questo non è possibile. E non lo è soprattutto perché quando si parla di sicurezza informatica e di sistemi di sicurezza è doveroso pensare non soltanto ai mezzi ma anche a tutti quei sistemi e procedure che possono ridurre le vulnerabilità. La sicurezza completa la si ottiene solo se si adottano gli strumenti ma anche e soprattutto i servizi e le procedure corretti, non si può parlare di sicurezza senza tener conto del fattore umano!

2. Le grandi aziende o enti sono i reali bersagli.

In questi anni abbiamo assistito ad attacchi informatici che avevano come obiettivo grandi aziende o importanti enti, questo però non vuol dire che le persone “comuni” o le PMI siano esenti, anzi. I media naturalmente portano alle luci della ribalta i casi più eclatanti (ad esempio regione Lazio in Italia) ma la realtà è che ogni soggetto connesso alla rete può subire tentativi di attacco ed è potenzialmente esposto a rischi.

3.I software o i servizi recenti sono sicuramente più sicuri.

Anche in questo caso possiamo dire che sicuramente le software house e i provider di servizi ogni giorno lavorano per rendere più sicuri i propri prodotti, ma senza una vera cultura alla sicurezza degli utenti le nuove funzionalità potrebbero avere l’effetto opposto ed aumentare la probabile superficie di attacco, un esempio: spesso gli utenti utilizzano password deboli, se queste venissero utilizzate per i più moderni servizi cloud l’esposizione alla minaccia aumenterebbe vertiginosamente.

4.La sicurezza costa.

Sicuramente i sistemi di sicurezza, il monitoraggio e la formazione hanno un prezzo, ma questi investimenti sono infinitamente più bassi di quanto non costi un fermo produttivo o semplicemente la perdita dei propri dati. Un’attenta analisi dei rischi è il solo modo per determinare quali costi bisognerebbe affrontare al verificarsi di evento negativo ma tenendo anche conto del fattore tempo (nelle PMI possono volerci fino a 9 mesi solo per identificare un attacco ed un ulteriore altro mese per la regolare ripresa di tutte le attività) gli investimenti in cybersecurity sono presto giustificati.

5.Serve un team interno per fare tutto questo.

Escluse le grandi organizzazioni chi può realmente permettersi un team composto da figure altamente specializzate in networking e in cybersecurity che controlli sistemi 24h su 24h, si occupi di identificare i rischi e pianificare le azioni tecniche, procedurali e formative? La sicurezza può essere organizzata anche in outsourcing per cogliere il massimo delle competenze, definire i giusti ambiti di responsabilità ed essere accessibile.

Se la connessione…

Se la connessione…

Diciamoci la verità in Italia non siamo abituati ad una velocità della connessione Internet elevata e spesso, per diverse ragioni, vi sono motivi oggettivi che giustificano le scarse performance. In questi giorni in cui l’emergenza Covid è tornata a farsi sentire, parole come smart working o didattica a distanza fanno riemergere il dubbio sulla connessione internet in casa e ci fanno capire quanto averne una buona possa fare la differenza. Prendere spunto da quanto si è fatto tra le mura aziendali e scolastiche e riproporlo all’interno di quelle domestiche può essere utile per rendere l’esperienza di studio o lavoro da remoto possibile e gradevole. Mai come in questi tempi ci chiediamo cosa faremmo se la connessione ci abbandonasse ad esempio nel bel mezzo di un meeting di lavoro o di una videolezione. Ciò che serve per scongiurare una simile “catastrofe” è una buona analisi che permetta di adottare la soluzione giusta e dormire sonni tranquilli. L’attenzione andrebbe posta sulla rete domestica più che sulla tecnologia in sé proprio perché spesso il problema è all’interno della casa e, anche se una maggiore velocità dall’operatore non guasta, un segnale Wi-Fi scarso vanifica completamente le buone performance della connessione. Spesso pensiamo che i problemi dipendano da quest’ultima quando invece sono determinati dal fatto che ci sono moltissimi dispositivi collegati contemporaneamente alla rete internet e che si avverte la necessità di avere la stessa potenza di segnale Wi-fi in tutta la casa. Riflettendoci non possiamo non notare come in casa vi siano sempre più dispositivi connessi, in stanze differenti, con tecnologie differenti. Dieci anni fa in una famiglia di quattro persone erano presenti mediamente un PC e un paio di smartphone, ora invece la stessa famiglia ha: tre notebook, quattro smartphone, una SmartTV e, in molti casi un sistema di videosorveglianza, l’allarme, la lavatrice smart e almeno un paio di dispositivi di domotica.
 
se-la-connessione

I problemi principali posso dunque essere: 1. Scarso segnale Wi-Fi in alcune stanze della casa. 2. Eccessivo numero di dispositivi connessi contemporaneamente. 3. Nessun backup della connessione. 4. Nessuna segmentazione del traffico. Una soluzione possibile? Mediante apparati Power Line è possibile portare in ogni stanza un segnale Wi-Fi di primo livello e sfruttare la rete elettrica domestica per distribuire con maggiore stabilità e velocità la connessione ad Internet. Inoltre molti dispositivi ormai consentono la gestione di più connessioni contemporaneamente e, con una SIM 4G, è possibile avere un backup della connessione in modo automatico, senza il rischio di ritrovarsi isolati. La soluzione che proponiamo è: 1. Wi-Fi sia 2.4Ghz che 5 Ghz. 2. Rete onnipresente con powerline per trasportare la rete in casa. 3. SD-WAN per non rimanere isolati. 4. Firewall UTM con controlli di sicurezza e la possibilità di segmentare il traffico. Mai come ora è necessario avere un buon dispositivo di sicurezza che aiuti a normare il traffico e a definire le giuste priorità su internet. Noi di GPV da anni aiutiamo le aziende e le scuole nel gestire le infrastrutture di rete, anche a casa possiamo aiutarti a trovare la giusta soluzione per avere un’ottima connessione in ogni stanza.
Smart working - Analisi attivita

Smart working – Analisi attività

Da quasi due mesi tutti noi lavoriamo smart da casa, ho deciso quindi di analizzare i risultati ottenuti in questo periodo di lavoro e di condividere la nostra esperienza. Sono partito da alcune affermazioni e timori che molti imprenditori e manager mi hanno esposto cercando le risposte nella nostra organizzazione.
Perdo il contatto con collaboratori e clienti…

Nel nostro caso penso sia avvenuto l’esatto opposto! Personalmente molti clienti riescono a mettersi in contatto con me con maggiore facilità, ma per avvalorare questa mia affermazione ho deciso di entrare ancora di più nel dettaglio.

In GPV ogni settimana si tiene una breve riunione di team per condividere obiettivi e attività settimanali programmate, anche in Smart working utilizzando Teams, abbiamo deciso di mantenere la stessa programmazione. Oltre a questo, sono state organizzate conference tra tecnici per interventi multidisciplinari o per l’affiancamento ed è nato il “TechHour” al venerdì pomeriggio per il team tecnico.

Ma, veniamo ai numeri, negli ultimi 30 giorni abbiamo gestito 2477 chiamate (+17%) per un totale di 291 ore 22 minuti e 13 secondi in chiamata.

Abbiamo ridotto il tempo medio di attesa per parlare col supporto tecnico del 30%!

La produttività di certo diminuirà…
smartworking-analisi

Sempre analizzando i numeri, negli ultimi

30 giorni, abbiamo gestito l’attivazione di 7 scuole al cloud per un totale di 9547 utenti tra studenti, docenti e personale, abilitato allo smart working 11 PA e 22 aziende, in totale abbiamo attivato 198 nuove connessioni VPN. Abbiamo gestito 254 ticket al supporto tecnico e il tempo medio per la risoluzione è diminuito del 5%

In ufficio è tutto più semplice, da casa è un casino…

Di sicuro la scrivania in ufficio rappresenta una certezza, siamo abituati a lavorare così. Gli strumenti però fanno la differenza, smart working vuol dire un modello organizzativo differente e molto probabilmente un nuovo modo di pensare al lavoro. Nell’emergenza con lo smart working, noi e i nostri clienti che l’hanno scelto, abbiamo garantito i medesimi servizi senza aumentare il rischio. Oggi penso che lo smart working sarà il futuro del lavoro, dall’analisi del periodo è dimostrato che in questo modo con gli strumenti giusti si lavora meglio, si è più produttivi, concentrati e focalizzati!

Devio le chiamate e lascio acceso il PC in ufficio…

Questa affermazione l’ho sentita spesso in questi giorni, e penso che sia profondamente sbagliata e riduttiva. Se in GPV avessimo deciso una cosa di questo tipo molto probabilmente non saremmo riusciti a gestire nemmeno un quarto delle attività di assistenza. I nostri clienti si sarebbero trovati in difficoltà nel contattaci e quel che è peggio non saremmo riusciti a collaborare da casa in modo integrato. Io sono spesso al telefono e i miei colleghi lo sanno perché lo vedono dalla app, mi mandano messaggi in chat per le urgenze e soprattutto possiamo passarci le chiamate! Come potremmo fare lo stesso con il cellulare? Quanto tempo perderemmo a rincorrerci?

Col cellulare ricevi solo una chiamata (il più delle volte vedi il numero del centralino aziendale), i colleghi non sanno se sei impegnato al telefono e i clienti se li chiami vedono il numero di cellulare (magari personale).

Per me smart working non vuol dire deviazione sul cellulare delle chiamate, e in definitiva non vuol dire faccio quello che facevo in ufficio come lo facevo in ufficio da casa…

Per me smart working vuol dire faccio il mio lavoro, meglio e ovunque mi trovi!

Cosa abbiamo fatto e cosa faremo…

Qui sotto trovi un elenco di attività pensate e realizzate in smart working

  • Attivazione delle nuove numerazioni: ora rispondiamo anche alla numerazione 0374725000 generale 0374725002 Assistenza tecnica per i clienti con piano di supporto 0374725099 fax. In questo modo potremo attivare numeri diretti con la medesima radice. Le nostre numerazioni storiche sono e rimarranno comunque attive.

  • Attivazione gratuita del customer portal, per i clienti con piano di supporto.

  • Modifica del processo di creazione delle fatture, da aprile, per piani e ticket, saranno disponibili in fattura tutti i dettagli necessari a capire i servizi fatturati.

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  • Aggiornamento delle FAQ nel customer portal

  • Attivazione del dropshipping con i nostri principali distributori e consegna diretta della merce.

  • Formazione per tutti i collaboratori (Lean Thinking)

 

Abbiamo in programma, certificazioni per i nostri tecnici, attivazione di nuovi servizi, realizzazione di percorsi formativi sugli strumenti e webinar…

Noi con lo smart working abbiamo sicuramente migliorato i risultati, e lo abbiamo fatto perché gli strumenti che usiamo sono “smart”. Anche tu in 24h, potresti ricevere le telefonate sul tuo smartphone e su quelli dei tuoi collaboratori, fare meeting on-line, lavorare come se fossi in ufficio, anzi meglio, da casa e senza interrompere la tua normale operatività!