Business Optimization: quale strumento utilizzare

Con Business Optimization si intende la pratica di analisi delle risorse e dei processi disponibili ad un’attività che si pone l’obiettivo di individuare eventuali inutili eccessi o ridondanze e razionalizzare i flussi operativi rendendoli più performanti, snelli e veloci. Gli effetti dell’applicazione della business optimization sono tangibili: con l’ottimizzazione delle risorse si assisterà ad una riduzione dei costi, diminuzioni degli sprechi (materiali e temporali) con un conseguente aumento della produttività e dei margini di profitto.
Tra le moltissime azioni che possono essere intraprese da un’organizzazione per iniziare ad ottimizzare la propria attività, dal singolo professionista che collabora con altri soggetti ad aziende di piccole, medie e grandi dimensioni, c’è sicuramente l’adozione di un buon ERP. Business Cube di NTS Informatica ad esempio è un gestionale ERP in grado di coniugare tecnologie di ultima generazione e funzionalità d’avanguardia per aiutare ad automatizzare ed integrare i vari processi aziendali, uno strumento in grado di restituire un quadro completo della situazione contabile interna che permette la valutazione in autonomia di moltissimi aspetti fiscali.
In questa sede facciamo quattro chiacchiere con chi più di tutti in GPV utilizza quotidianamente Business Cube, non una “semplice” impiegata amministrativa ma colei che si occupa di: contabilità interna, aspetti amministrativi e fiscali, pratiche relative al personale, coordinamento con ufficio paghe esterno ed altri consulenti di varia natura, tenuta registri obbligatori, archiviazione documenti e moltissimi altre cose non riassumibili in qualche riga, insomma Eleonora.

Domanda di rito: da quanto tempo sei in GPV Solutions? E parlando di Busieness Cube da quanto lo utilizzi?

Sono arrivata in GPV Solutions il 1 Marzo 2016 ma utilizzo Business praticamente dal 2000, in questi anni ho assistito alle trasformazioni e implementazioni principali del software, non ultima la possibilità di utilizzare alcune funzioni in mobilità da smartphone e tablet che reputo utile soprattutto per commerciali esterni.

Quando è stato introdotto Business Cube in GPV?

L’implementazione di Business Cube in GPV è avvenuta a Gennaio 2018, già prima disponevamo di un ERP differente con cui veniva gestita la contabilità interna di base ma molti aspetti erano invece elaborati all’esterno dell’azienda, ciò in un certo senso era limitante, mancava uno strumento in grado di darci assoluta autonomia qualora volessimo resoconti più dettagliati sull’andamento economico e commerciale della nostra attività o comunque qualora servissero maggiori dettagli ad uso interno. Business Cube è stato scelto principalmente per rispondere a questa esigenza, conoscendo il prodotto da tempo sapevo anche che è particolarmente aggiornato rispetto all’entrata in vigore di eventuali nuovi obblighi fiscali come ad esempio è stato per la fatturazione elettronica, inoltre non solo il programma viene aggiornato in tempo per rispettare le scadenze ma le comunicazioni da parte di NTS arrivano sempre con buon anticipo, corredate di spiegazioni chiare ed esaustive.

Ci sono dei prerequisiti che sarebbe meglio possedere se si pensa all’adozione di Business Cube?

Sicuramente, come nel caso di GPV, avere già all’attivo l’utilizzo di un ERP, seppur differente, semplifica il processo di adozione di Business Cube, bisogna però riconoscere che c’è un ulteriore valore aggiunto: sono previste moltissime tipologie di utente finale. Vengono messi a disposizione numerosi moduli, alcuni verticalizzati per mercati specifici, personalizzabili e che svolgono altrettanto numerose funzioni, essendo una soluzione scalabile può veramente seguire un’azienda o organizzazione durante tutto il suo processo di evoluzione. Bisogna d’altro canto riconoscere che se però si parla dell’adozione da parte di un’azienda poco strutturata l’approccio potrebbe essere più difficoltoso ma nulla di insuperabile, si può iniziare con l’implementazione di moduli base e magari in futuro inserirne altri.

L’adozione di Business Cube e l’integrazione con Ydea CRM è stata una svolta in positivo per GPV Solutions, quali aspetti sono stati ottimizzati?

La sincronizzazione con il CRM Ydea ha velocizzato alcuni processi interni, ha evitato l’inserimento manuale di bolle e la fatturazione dei contratti diminuendo anche la possibilità di commettere errori. Grazie al modulo Cribis l’inserimento di nuove anagrafiche si è di molto semplificato, basta conoscere la p.iva di un soggetto che sia registrato in Camera di Commercio e la compilazione degli altri campi avviene in automatico. A livello contabile è possibile impostare le registrazioni con la compilazione in automatico dei conti contabili e del dare e avere. Si possono poi creare listini cliente e fornitori ad hoc inserendo aumenti o diminuzioni in percentuale in automatico.

Per concludere quali sono gli aspetti migliori di Business Cube e per chi è adatto?

Tra i maggiori pro metterei: la possibilità di gestire in autonomia moltissimi aspetti contabili e fiscali, la riduzione del fattore errore umano, le quasi infinite possibilità di personalizzazione, la scalabilità del prodotto che consente di poter iniziare con moduli base e implementarne altri in un secondo momento e la chiarezza e precisione di moduli, moduli d’offerta e fatture che vengono generate, il tutto da un unico strumento.

Insomma, mica poco (nda).

fiducia

Questione di fiducia

fiducia

Spesso mi trovo a pensare a quale sia la caratteristica principale del mio lavoro. 

Potrei dire che si tratta della passione perché in effetti tutto quello che riguarda la tecnologia mi appassiona. Potrei parlare di connessione: internet, la rete, i dispositivi di sicurezza. Ma, riflettendoci bene, indipendentemente dalle tecnologie o gli strumenti che via via si sono susseguiti la vera costante è solo una: la fiducia.

Fondamentale in ogni relazione, ma chi di noi non ha mai pensato di averla mal riposta? O ancora chi di noi si è ritrovato fregato da chi diceva “fidati”?

Anche nei rapporti di lavoro la fiducia è importante, ma qual è la cosa che ci spinge a riporla in un progetto, in un partner, in un collaboratore o in uno strumento? Ci accontentiamo solo delle dichiarazioni degli interessati?

A me non bastano e non sono mai bastate, e proprio per questo penso che anche nell’erogazione di servizi o nella vendita siano meglio le azioni che le parole.

Per trovare le risposte giuste ho pensato che fosse meglio fare altre domande.

Come posso dimostrare il mio operato? Come posso dimostrare anche a chi non conosce, o non capisce fino in fondo il mio lavoro, che le scelte e le azioni che intraprendiamo sono quelle corrette e quindi meritevoli di fiducia?

Mettendoci in discussione, solo così, nel tempo, abbiamo affinato i nostri servizi e la nostra organizzazione.

Abbiamo adottato un comportamento trasparente puntando all’eccellenza nella gestione amministrativa, abbiamo investito nelle persone, nella formazione cercando di costruire relazioni chiare con ogni interlocutore. 

Per fare alcuni esempi: da un paio d’anni i nostri clienti con ITSupp365 hanno possibilità di accedere al customer portal dedicato dove poter vedere i nostri interventi tecnici in tempo reale. Tutti ricevono fatture chiare e comprensibili, possono contare su un supporto disponibile sempre e possono contare su un team tecnico e non al loro fianco.

La fiducia cerchiamo di guadagnarcela ogni giorno migliorando e condividendo perché penso non ci sia modo migliore di dimostrare ogni giorno, con le proprie azioni, che la fiducia è stata ben riposta.

neon stretta di mano

Consulente ICT: come e perché sceglierlo

neon stretta di mano

In un mondo dove tutti sono consulenti, anche chi legge le bollette telefoniche o quelle dell’energia si definisce tale fatemi fare alcune giuste precisazioni.

Voi come scegliete un consulente?

Penso che questo sia il punto, scegliete il consulente o è lui che sceglie la vostra azienda? 
Pagate la consulenza? Valutate le sue competenze? E ancora, come costruite il rapporto, siete chiari e non temete giudizi o ingerenze eccessive?

Se le risposte sono “solitamente ascolto soltanto quello che hanno da dirmi”, o peggio, “la consulenza per me dovrebbe essere gratuita” potete evitare di continuare a leggere, se invece vi interessa capire proseguite pure…
Io penso che un consulente ICT debba conoscere la vostra realtà e per poterlo fare debba lavorare con voi per analizzare bisogni, criticità, priorità e capacità.


Un consulente ICT deve conoscere le tecnologie e le normative ma anche la vostra organizzazione e, principalmente, deve lavorare con voi per aiutarvi a conoscere meglio la vostra azienda.
Sì, non ho sbagliato: deve aiutarvi a conoscere la vostra azienda. Perché purtroppo quando si parla di tecnologia troppo spesso si fanno atti di fede e si assumono rischi inutili.

Certo, dovete fidarvi del vostro consulente, ma siete sicuri che un atto di fede sia la soluzione?

Spesso parlando con i clienti capisco che l’atto di fede è un meccanismo di difesa umano ma quanto sarebbe più semplice fidarsi di chi quotidianamente dimostra in modo chiaro e tangibile come opera?
Noi sulla scorta di queste riflessioni abbiamo costruito il nostro modello operativo e, da MSP che fornisce servizi di gestione in outsourcing, non solo condividiamo in maniera trasparente ciò che facciamo ma abbiamo strumenti che valutano il nostro operato accessibili dai nostri clienti stessi. Infine mettiamo a disposizione un consulente senior, che conosce la realtà e capisce i bisogni con l’obbiettivo di avere un trait d’union tra il team di tecnici, specializzati nei vari ambiti tecnologici, e voi ed il vostro team.


Voi conoscete la vostra realtà? Conoscete i bisogni tecnologici e le opportunità che le nuove tecnologie potrebbero offrirvi? E ancora conoscete il livello di rischio della vostra infrastruttura tecnologica?
Chi si occupa degli aggiornamenti? Quando avete fatto l’ultima volta una prova di ripristino dati da un backup?


Ok ok mi taccio, forse ho fatto troppe domande, ma sappiate che queste sono forse l’un percento delle domande che un buon consulente dovrebbe porsi ma soprattutto a cui voi dovreste rispondere.
Non voglio allarmarvi ma siete proprio convinti che una relazione possa essere di fiducia quando chi vi consiglia non è pagato per i consigli che vi dà ma esclusivamente dai ricavi dati da un’eventuale vendita?
Sia chiaro anche noi vendiamo servizi e prodotti ma con un metodo differente: progettiamo, implementiamo e supportiamo principalmente prodotti e servizi che conosciamo, di produttori partner con cui abbiamo rapporti duraturi e che prevedono formazione costante e, quando collegati alla vendita, i nostri sono consigli basati su esperienze pregresse.

La consulenza è specifica, entra nella vostra organizzazione spesso grazie ad attività di assessment dedicate, sia di rete che dei sistemi di sicurezza.

Anche in questo caso è il metodo a fare la differenza, ed è così che si creano i presupposti perché vi sia fiducia. Il nostro metodo è chiaro ha costi certi ed entrambi i soggetti in campo lavorano per perseguire obiettivi comuni: voi volete conoscere meglio la vostra infrastruttura e portare avanti progetti attuali e futuri, noi vogliamo conoscere la vostra infrastruttura e trovare soluzioni per soddisfare la vostra progettualità.

Una strategia win-win, la base per un rapporto duraturo, aggiungete poi un team multidisciplinare formato ed aggiornato, consulenti senior al vostro fianco per l’intero percorso insomma gli ingredienti necessari per raggiungere gli obiettivi con successo.

game-over

ITSupp365: evitare i “game over” grazie al supporto IT

game-over

La regola aurea che non ci stancheremo mai di ripetere è: non esiste uno strumento in grado di risolvere autonomamente tutti i problemi informatici. Bisogna sempre tenere in considerazione il fattore umano che, proprio in quanto umano, è passibile di errori e lamenta un certo grado di imprevedibilità.

All’utente va quindi riconosciuto un duplice potenziale: può rivelarsi l’anello debole della catena della grande macchina informatica così come diventare una delle armi più potenti per contrastare problemi e minacce informatiche, ciò che è certo è che noi gli saremo accanto in questa ardua impresa per guidarlo nella giusta direzione con le nostre soluzioni di supporto.

Quando parliamo di supporto intendiamo il saper reagire con puntualità e reattività alle diverse richieste di assistenza garantendo sicurezza e tutela assoluta di dati ed informazioni ma nel nostro caso significa anche e soprattutto saper prevenire, ed anticipare, eventuali problematiche grazie a monitoraggio e manutenzione proattiva che effettuiamo sugli strumenti.

Offrire supporto informatico vuol dire sostanzialmente semplificare la vita a chi lo richiede: se dovessimo fare un paragone videoludico significherebbe spostare la levetta di difficoltà da difficile a facile per evitare continui game over.

A tal proposito facciamo 4 chiacchiere con chi si intende sia di videogiochi che di supporto IT: un po’ psicologi, un po’ “quelli dei computer”, un po’ tuttofare, un po’ consulenti, Mattia e Manuel ricoprono infatti quel ruolo poliedrico che risponde al titolo di tecnico IT.

Per iniziare: come è iniziata la vostra esperienza con il mondo del supporto informatico?

Manuel: Sin da quando ero adolescente sono stato appassionato di informatica, mi è sempre piaciuto avere a che fare con pc e smartphone. Quando sono arrivato in GPV Solutions nel 2018 ho iniziato a fare le prime assistenze aiutato da Mattia, si trattava soprattutto di supporto per problematiche hardware e Outlook.

Mattia: Ho coltivato la mia passione per l’informatica, che avevo anche quando ero più piccolo, anche grazie agli studi fatti alle scuole superiori, sono arrivato in GPV Solutions nel 2017 e ricordo che uno dei primi lavori  di supporto tecnico che ho fatto qui è stata la configurazione di dispositivi powerline e altre attività di assistenza di primo livello.

Parliamo di punti esperienza, nei videogiochi sono tra gli indicatori più importanti che determinano quanto un giocatore è forte, quanto conta invece l’esperienza nel vostro lavoro?

Manuel & Mattia: Tantissimo, spesso ci capita di dover intervenire in breve tempo su utenti che si ritrovano ad avere lo stesso problema o problemi ricorrenti, far tesoro dell’esperienza che abbiamo fatto sul campo rende le operazioni di assistenza molto più veloci e performanti. Anche la formazione gioca un ruolo fondamentale: dobbiamo sempre essere aggiornati sugli strumenti e le problematiche che potrebbero presentarsi. Infine poter imparare da chi in azienda ha più esperienza di noi è un’occasione di crescita professionale veramente importante.

Nei giochi, soprattutto di avventura, poter beneficiare di equipaggiamenti speciali permette di fare molte più cose rispetto a quante non se ne possano fare senza, di quale strumento o qualità non può fare a meno chi fa supporto informatico?

Manuel: Come strumenti potenzialmente “bastano” un pc e una buona connessione, come qualità sicuramente non può mancare la pazienza: abbiamo a che fare con utenti di tutti i tipi, da tecnici come noi a persone che masticano molto meno l’informatica o la tecnologia in generale. Va detto che ci vuole anche una buona dose di pazienza con gli strumenti, certi aggiornamenti ad esempio possono richiedere parecchio tempo.

Mattia: Una buona memoria è essenziale in questo lavoro, saper ricordare come si sono risolte in passato alcune problematiche semplifica e velocizza le attività di supporto e si rivela anche uno strumento utilissimo per gestire al meglio il rapporto con gli utenti che seguiamo.

Punti di forza e di debolezza: in quali ambiti del supporto IT vorreste poter avere la possibilità di diminuire il livello di difficoltà e in quali invece siete dei pro?

Manuel: Sistemi operativi e UC & C Communication sono il mio terreno di gioco preferito, potessi semplificare se non addirittura eliminare del tutto qualcosa sarebbero sicuramente i problemi a scanner e stampanti, rognosi e noiosi.

Mattia: Più che diminuire il livello di difficoltà vorrei si potessero evitare tutte quelle assistenze per problemi un po’ banali, non perché non siano anche quelle importanti ma perché sono poco stimolanti. Discorso decisamente diverso per quanto riguarda il supporto per dispositivi di sicurezza (soprattutto Watchguard) e amministrazione Office365.

Una buona ragione per sottoscrivere i piani ITSupp365?

Manuel & Mattia: I piani di ITSupp365 sono un punto fermo per tutti quelli che decidono di sottoscriverli, hai sempre qualcuno su cui sai di poter contare e sei sicuro di non rimanere bloccato, inoltre non è un discorso di dare fiducia “alla cieca” perché anche grazie al monitoraggio proattivo possiamo tenere sotto controllo e fornire un quadro completo dello stato di salute dei propri strumenti a chiunque lo richieda.

5 miti da sfatare sulla cyber security

5 miti da sfatare sulla cyber security

5 miti da sfatare sulla cyber security

Mi occupo di sicurezza informatica da più di 15 anni, sembra ieri ma era il 2004 quando nella nostra cittadina organizzammo l’SPD Security and Privacy Day, una giornata dedicata interamente a far conoscere l’importanza di temi quali sicurezza e protezione dei dati e, come allora, l’approccio verso queste tematiche non è poi molto cambiato.

Intendiamoci, non voglio dire che non sia cambiato proprio nulla, anzi! C’è stata sicuramente una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza da parte di tutti riguardo la salvaguardia della privacy ma alcuni aspetti sono rimasti sostanzialmente invariati. Ecco perché in questa mia breve riflessione voglio concentrarmi su alcuni miti da sfatare che riguardano la cybersecurity.

1.Esiste il prodotto che risolverà tutti i problemi!

Quando mi ritrovo a parlare di cyber security tutti, in generale, vorrebbero che bastasse un prodotto che in autonomia riduca i rischi, contrasti le minacce e li faccia sentire sicuri. Questo non è possibile. E non lo è soprattutto perché quando si parla di sicurezza informatica e di sistemi di sicurezza è doveroso pensare non soltanto ai mezzi ma anche a tutti quei sistemi e procedure che possono ridurre le vulnerabilità. La sicurezza completa la si ottiene solo se si adottano gli strumenti ma anche e soprattutto i servizi e le procedure corretti, non si può parlare di sicurezza senza tener conto del fattore umano!

2. Le grandi aziende o enti sono i reali bersagli.

In questi anni abbiamo assistito ad attacchi informatici che avevano come obiettivo grandi aziende o importanti enti, questo però non vuol dire che le persone “comuni” o le PMI siano esenti, anzi. I media naturalmente portano alle luci della ribalta i casi più eclatanti (ad esempio regione Lazio in Italia) ma la realtà è che ogni soggetto connesso alla rete può subire tentativi di attacco ed è potenzialmente esposto a rischi.

3.I software o i servizi recenti sono sicuramente più sicuri.

Anche in questo caso possiamo dire che sicuramente le software house e i provider di servizi ogni giorno lavorano per rendere più sicuri i propri prodotti, ma senza una vera cultura alla sicurezza degli utenti le nuove funzionalità potrebbero avere l’effetto opposto ed aumentare la probabile superficie di attacco, un esempio: spesso gli utenti utilizzano password deboli, se queste venissero utilizzate per i più moderni servizi cloud l’esposizione alla minaccia aumenterebbe vertiginosamente.

4.La sicurezza costa.

Sicuramente i sistemi di sicurezza, il monitoraggio e la formazione hanno un prezzo, ma questi investimenti sono infinitamente più bassi di quanto non costi un fermo produttivo o semplicemente la perdita dei propri dati. Un’attenta analisi dei rischi è il solo modo per determinare quali costi bisognerebbe affrontare al verificarsi di evento negativo ma tenendo anche conto del fattore tempo (nelle PMI possono volerci fino a 9 mesi solo per identificare un attacco ed un ulteriore altro mese per la regolare ripresa di tutte le attività) gli investimenti in cybersecurity sono presto giustificati.

5.Serve un team interno per fare tutto questo.

Escluse le grandi organizzazioni chi può realmente permettersi un team composto da figure altamente specializzate in networking e in cybersecurity che controlli sistemi 24h su 24h, si occupi di identificare i rischi e pianificare le azioni tecniche, procedurali e formative? La sicurezza può essere organizzata anche in outsourcing per cogliere il massimo delle competenze, definire i giusti ambiti di responsabilità ed essere accessibile.

Se la connessione…

Se la connessione…

Diciamoci la verità in Italia non siamo abituati ad una velocità della connessione Internet elevata e spesso, per diverse ragioni, vi sono motivi oggettivi che giustificano le scarse performance. In questi giorni in cui l’emergenza Covid è tornata a farsi sentire, parole come smart working o didattica a distanza fanno riemergere il dubbio sulla connessione internet in casa e ci fanno capire quanto averne una buona possa fare la differenza. Prendere spunto da quanto si è fatto tra le mura aziendali e scolastiche e riproporlo all’interno di quelle domestiche può essere utile per rendere l’esperienza di studio o lavoro da remoto possibile e gradevole. Mai come in questi tempi ci chiediamo cosa faremmo se la connessione ci abbandonasse ad esempio nel bel mezzo di un meeting di lavoro o di una videolezione. Ciò che serve per scongiurare una simile “catastrofe” è una buona analisi che permetta di adottare la soluzione giusta e dormire sonni tranquilli. L’attenzione andrebbe posta sulla rete domestica più che sulla tecnologia in sé proprio perché spesso il problema è all’interno della casa e, anche se una maggiore velocità dall’operatore non guasta, un segnale Wi-Fi scarso vanifica completamente le buone performance della connessione. Spesso pensiamo che i problemi dipendano da quest’ultima quando invece sono determinati dal fatto che ci sono moltissimi dispositivi collegati contemporaneamente alla rete internet e che si avverte la necessità di avere la stessa potenza di segnale Wi-fi in tutta la casa. Riflettendoci non possiamo non notare come in casa vi siano sempre più dispositivi connessi, in stanze differenti, con tecnologie differenti. Dieci anni fa in una famiglia di quattro persone erano presenti mediamente un PC e un paio di smartphone, ora invece la stessa famiglia ha: tre notebook, quattro smartphone, una SmartTV e, in molti casi un sistema di videosorveglianza, l’allarme, la lavatrice smart e almeno un paio di dispositivi di domotica.
 
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I problemi principali posso dunque essere: 1. Scarso segnale Wi-Fi in alcune stanze della casa. 2. Eccessivo numero di dispositivi connessi contemporaneamente. 3. Nessun backup della connessione. 4. Nessuna segmentazione del traffico. Una soluzione possibile? Mediante apparati Power Line è possibile portare in ogni stanza un segnale Wi-Fi di primo livello e sfruttare la rete elettrica domestica per distribuire con maggiore stabilità e velocità la connessione ad Internet. Inoltre molti dispositivi ormai consentono la gestione di più connessioni contemporaneamente e, con una SIM 4G, è possibile avere un backup della connessione in modo automatico, senza il rischio di ritrovarsi isolati. La soluzione che proponiamo è: 1. Wi-Fi sia 2.4Ghz che 5 Ghz. 2. Rete onnipresente con powerline per trasportare la rete in casa. 3. SD-WAN per non rimanere isolati. 4. Firewall UTM con controlli di sicurezza e la possibilità di segmentare il traffico. Mai come ora è necessario avere un buon dispositivo di sicurezza che aiuti a normare il traffico e a definire le giuste priorità su internet. Noi di GPV da anni aiutiamo le aziende e le scuole nel gestire le infrastrutture di rete, anche a casa possiamo aiutarti a trovare la giusta soluzione per avere un’ottima connessione in ogni stanza.
Smart working - Analisi attivita

Smart working – Analisi attività

Da quasi due mesi tutti noi lavoriamo smart da casa, ho deciso quindi di analizzare i risultati ottenuti in questo periodo di lavoro e di condividere la nostra esperienza. Sono partito da alcune affermazioni e timori che molti imprenditori e manager mi hanno esposto cercando le risposte nella nostra organizzazione.
Perdo il contatto con collaboratori e clienti…

Nel nostro caso penso sia avvenuto l’esatto opposto! Personalmente molti clienti riescono a mettersi in contatto con me con maggiore facilità, ma per avvalorare questa mia affermazione ho deciso di entrare ancora di più nel dettaglio.

In GPV ogni settimana si tiene una breve riunione di team per condividere obiettivi e attività settimanali programmate, anche in Smart working utilizzando Teams, abbiamo deciso di mantenere la stessa programmazione. Oltre a questo, sono state organizzate conference tra tecnici per interventi multidisciplinari o per l’affiancamento ed è nato il “TechHour” al venerdì pomeriggio per il team tecnico.

Ma, veniamo ai numeri, negli ultimi 30 giorni abbiamo gestito 2477 chiamate (+17%) per un totale di 291 ore 22 minuti e 13 secondi in chiamata.

Abbiamo ridotto il tempo medio di attesa per parlare col supporto tecnico del 30%!

La produttività di certo diminuirà…
smartworking-analisi

Sempre analizzando i numeri, negli ultimi

30 giorni, abbiamo gestito l’attivazione di 7 scuole al cloud per un totale di 9547 utenti tra studenti, docenti e personale, abilitato allo smart working 11 PA e 22 aziende, in totale abbiamo attivato 198 nuove connessioni VPN. Abbiamo gestito 254 ticket al supporto tecnico e il tempo medio per la risoluzione è diminuito del 5%

In ufficio è tutto più semplice, da casa è un casino…

Di sicuro la scrivania in ufficio rappresenta una certezza, siamo abituati a lavorare così. Gli strumenti però fanno la differenza, smart working vuol dire un modello organizzativo differente e molto probabilmente un nuovo modo di pensare al lavoro. Nell’emergenza con lo smart working, noi e i nostri clienti che l’hanno scelto, abbiamo garantito i medesimi servizi senza aumentare il rischio. Oggi penso che lo smart working sarà il futuro del lavoro, dall’analisi del periodo è dimostrato che in questo modo con gli strumenti giusti si lavora meglio, si è più produttivi, concentrati e focalizzati!

Devio le chiamate e lascio acceso il PC in ufficio…

Questa affermazione l’ho sentita spesso in questi giorni, e penso che sia profondamente sbagliata e riduttiva. Se in GPV avessimo deciso una cosa di questo tipo molto probabilmente non saremmo riusciti a gestire nemmeno un quarto delle attività di assistenza. I nostri clienti si sarebbero trovati in difficoltà nel contattaci e quel che è peggio non saremmo riusciti a collaborare da casa in modo integrato. Io sono spesso al telefono e i miei colleghi lo sanno perché lo vedono dalla app, mi mandano messaggi in chat per le urgenze e soprattutto possiamo passarci le chiamate! Come potremmo fare lo stesso con il cellulare? Quanto tempo perderemmo a rincorrerci?

Col cellulare ricevi solo una chiamata (il più delle volte vedi il numero del centralino aziendale), i colleghi non sanno se sei impegnato al telefono e i clienti se li chiami vedono il numero di cellulare (magari personale).

Per me smart working non vuol dire deviazione sul cellulare delle chiamate, e in definitiva non vuol dire faccio quello che facevo in ufficio come lo facevo in ufficio da casa…

Per me smart working vuol dire faccio il mio lavoro, meglio e ovunque mi trovi!

Cosa abbiamo fatto e cosa faremo…

Qui sotto trovi un elenco di attività pensate e realizzate in smart working

  • Attivazione delle nuove numerazioni: ora rispondiamo anche alla numerazione 0374725000 generale 0374725002 Assistenza tecnica per i clienti con piano di supporto 0374725099 fax. In questo modo potremo attivare numeri diretti con la medesima radice. Le nostre numerazioni storiche sono e rimarranno comunque attive.

  • Attivazione gratuita del customer portal, per i clienti con piano di supporto.

  • Modifica del processo di creazione delle fatture, da aprile, per piani e ticket, saranno disponibili in fattura tutti i dettagli necessari a capire i servizi fatturati.

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  • Aggiornamento delle FAQ nel customer portal

  • Attivazione del dropshipping con i nostri principali distributori e consegna diretta della merce.

  • Formazione per tutti i collaboratori (Lean Thinking)

 

Abbiamo in programma, certificazioni per i nostri tecnici, attivazione di nuovi servizi, realizzazione di percorsi formativi sugli strumenti e webinar…

Noi con lo smart working abbiamo sicuramente migliorato i risultati, e lo abbiamo fatto perché gli strumenti che usiamo sono “smart”. Anche tu in 24h, potresti ricevere le telefonate sul tuo smartphone e su quelli dei tuoi collaboratori, fare meeting on-line, lavorare come se fossi in ufficio, anzi meglio, da casa e senza interrompere la tua normale operatività!